Perché si dice che qualcosa “fa venire il latte alle ginocchia”?

“Basta, non ce la faccio più, mi sta venendo il latte alle ginocchia!”: a quanti di noi sarà capitato di dire così quando qualcosa ci sta annoiando da troppo tempo, quasi esasperando? Di sicuro a molti… e di sicuro sono in molti a non sapere perché si usa proprio questa espressione e la sua origine! Sei tra questi? Prosegui nella lettura e finirai di esserlo!

Il latte è buono, ma quanto stress che può portare!

Qualunque essere vivente per sostentarsi ha bisogno primariamente di acqua, ma alcuni necessitano anche di altro cibo, che varia a seconda del tipo di organismo.

L’uomo rientra nella categoria degli onnivori, ossia quelli che possono mangiare sia vegetali, come gli erbivori, sia la carne come i carnivori, e in più rispetto ad altre creature, l’essere umano ha il vantaggio di potersi nutrire con molte altre cose, che lui stesso ha imparato con il tempo a crearsi grazie allo sviluppo dell’intelligenza, delle conoscenze e della manualità, partendo da materie prime diverse ed elaborandole in prodotti finiti.

Tra questi alimenti, come non citare i fantastici dolci, di cui ne esistono una varietà incredibile e che, anche se non bisogna abusarne perché potrebbero portare danni alla salute, non si può dire però che non siano buoni!

Uno degli ingredienti basilari di queste golosità, e della pasticceria in generale, è il latte, il quale quindi, parlando di arte bianca, rappresenta un elemento fondamentale e di cui non si potrebbe quasi fare a meno; per fortuna il latte è di semplice reperibilità in commercio… però non si può dire lo stesso per il modo in cui viene prodotto, almeno in passato!

Nella nostra età contemporanea, l’estrazione di questo succo bianco (riferendosi a quello di origine animale) avviene pressoché solo con l’ausilio di macchinari specifici, avanzati e veloci, ma prima la mungitura, vista la mancanza di questi mezzi, veniva fatta direttamente a mano dal fattore o contadino, che si metteva seduto vicino alla mucca e, armandosi di tanta pazienza, cominciava a spremere le mammelle dell’animale riempiendo un recipiente vuoto che si era precedentemente piazzato tra le gambe.

Il metro di misura erano proprio le gambe e il campagnolo concludeva l’operazione nel momento in cui il latte raggiungeva l’altezza delle ginocchia… il che non era né rapido e né molto piacevole, anzi era piuttosto scocciante!

Basandosi su questo vecchio metodo di mungitura lento, ripetitivo, noioso e a facile rischio arrabbiatura, in cui bisognava attendere che il latte arrivasse alle ginocchia, è poi venuta fuori l’espressione “far venire il latte alle ginocchia”, che si usa in riferimento ad una fonte che sta causando tedio o fastidio prolungato, con forte possibilità di inalberamento.

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